Ripensare Palermo


Aprire i giornali ogni giorno e’ come leggere un bollettino di guerra. Non manca giorno in cui a livello nazionale, e nella fattispecie locale a Palermo, ci sia qualche manifestazione di disoccupati, cassa integrati o nei casi peggiori, suicidi.

E’ un dato di fatto che grandi gruppi come Migliore o Li Vorsi oggi chiudono a Palermo. E la lista e’ infinita se si pensa alla vendita al dettaglio, con marchi storici come Hugony, Battaglia, Miraglia, Spatafora e moltissimi altri che sono scomparsi dal panorama commerciale della citta’. La situazione e’ figlia di una serie di aperture di grandi gruppi al cui cospetto migliore/Li Vorsi etc. sono solo delle formichine…Leroy Merlin, Mediaworld su tutti. Ma poi ci sono i centri commerciali nati come funghi un po’ ovunque, distruggendo quella che era la vendita al dettaglio in citta’.
Io non sono contro i centri commerciali, sono contro i mille centri commerciali aperti SEMPRE, anche l’1 Maggio. Ne bastava uno, molto grande. Fine!

Detto cio’, la realta’ e’ un’altra ormai: Palermo sta tornando all’anno zero.
Il tessuto commerciale di Palermo e’ stato violentemente stravolto. Accanto a questi gruppi storici, ci sono appunto queste migliaia di attivita’ al dettaglio che sono state chiuse in citta’, che ne hanno inevitabilmente cambiato i connotati. Girare per le strade non e’ piu’ come prima. Pochissima gente, saracinesche chiuse e locali sfitti. Un atmosfera di profonda tristezza che si unisce al degrado urbanistico di una citta’ che ormai deve essre ripensata in toto. E a questo status di desolazione si affianca il volto di una citta’ gia’ profondamente trasformata 50 anni fa da un boom edilizio che la trasformo’ da citta’ della Conca d’Oro, Liberty e dei Giardini a un vero e proprio ammasso di cemento, noto anche come Sacco di Palermo.

Punto di arrivo? Forse no, forse punto di partenza.

Bisogna ripensare i flussi di persone, pedonalizzare assolutamente il centro urbano per creare un mega centro commerciale naturale nel centro della citta’ in modo che rivivano le piccole attivita’ e la vendita al dettaglio.
Bisogna fare leva nella creazione di nuove figure professionali, e puntare a nuove flussi di gente e di denaro: turismo congressuale, eventi, mostre, fiere di un certo livello, musei di un certo spessore. Ripeto, Palermo va ripensata, anche nei suoi spazi vicini al mare, da utilizzare proprio a fini turistici (ristoranti, alberghi, centri congressi, mostre, spazi culturali, scuole di cinema, arte, etc…).

In tale contesto il redesign del territorio appare essenziale quanto necessario. I palazzi orribili ormai cadono a pezzi, molti pezzi del sacco, proprio di fronte al mare, non hanno piu’ motivo di essere. E’ una grande occasione per rilanciare, e a costi bassi direi. Basta con il cemento. Sfruttiamo clima, le antiche strutture bellissime, recuperiamo il rapporto con la costa, usiamo la creativita’ dei giovani, facciamo godere ai turisti i sapori della nostra terra, organizziamo congressi in delle strutture moderne e antiche, invitiamo scienziati biologi o chicchesia, puntiamo sull’universita’ e soprattutto convogliamo la gente nel centro, nel cuore della citta’. Piste ciclabili, trapsorto pubblico e ZERO auto.

Sono cazzate, ma chissa’ perche’, per chi ci amministra queste cose sono utopia. Servono solo due ruspe, e un po’ di volonta’.

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