Emigrare o non emigrare?


Restare o non restare? Emigrare o restare, e forse cercare di cambiare in meglio la propria citta’, le proprie condizioni di vita?

Sono questi i dilemmi che ti affliggono quando fai scelte radicali come quelle. Spesso chi parla di queste situazioni tira fuori il coraggio. Il coraggio e’ rimanere, il coraggio e’ restare in una situazione difficile e combattere per raggiungere certi risultati. Ma siamo sicuri che questo sia coraggio? O forse spesso e’ solo paura? Paura di partire, di andar via, di cominciare da soli, con le proprie forze? Siamo sicuri che molto spesso chi si vanta di essere restato sia veramente un combattente o uno che ci crede veramente?

Analizziamo un attimo un paio di profili.

Esiste chi vive con i suoi, chi riceve a 3o anni soldini da nonni e genitori, che non si fa il letto, che fa lavoretti saltuari o non ne fa proprio, che dice che vuole restare perche’ ha coraggio, e poi nemmeno si indigna per quello schifo che gli sta attorno. E perche’ del resto? Perche’ mai? Ma forse non e’ proprio questa l’ipocrisia? Cercare di mascherare paura e pigrizia fisica e intellettuale di mettersi in gioco con il coraggio di volere restare?

Ma esiste anche chi resta perche’ ci crede veramente. Che non perde occasione di indignarsi, di protestare, di mettersi in gioco, di combattere, di agire, di alzare la voce contro i vigliacchi mafiosi che lo minacciano. Esiste chi resta e non ha paura di scendere a compromessi con nessuno, chi non teme di votare uno che vuole cambiare qualcosa, chi vive con i genitori perche’ non trova lavoro ma si fa in quattro e che si arrangia come puo’ per non pesare sulla famiglia. Gente che ammiro con tutto me stesso, gente da rispettare e cui guardare con osservanza.

O forse il coraggio e’ proprio partire, lasciare la propria terra, la propria casa, i propri cari, mettersi in gioco, rischiare, dimenticare di dedicare il proprio tempo a delle battaglie giornaliere solo per poter far valere i propri diritti sistematicamente violati, che vuole che la sua laurea abbia un valore e sia valorizzata, che a lavoro sia rispettato, di ricevere uno stipendio regolare, di non essere sfruttato, di poter stare male e stare a casa, di non dovere subire e tacere se riceve una paga misera nella forma di un assegno datato 3 mesi in avanti, di non rischiare di vivere sotto scorta solo per avere osato aprire un ristorante o di realizzare i propri sogni, chi sogna di poter tornare e avere forse la forza, l’intelletto di poter cambiare tutto.

Esistono tante categorie di persone. C’e’ chi resta e c’e’ chi va. Chi lo fa con onore, chi lo fa con immenso disonore.

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2 commenti to “Emigrare o non emigrare?”

  1. Ma quando non hai la piu’ pallida idea di come cambiare le cose, allora tanto vale andare. Non farsi sfruttare, in fondo, e’ anche togliere alimento ad un sistema ingiusto.

  2. Grazie del commento. Esistono una carrellata di ragioni diverse per emigrare, e poche, molto poche per restare. Oggi il tema sembra davvero interessante, come dimostrano le discussioni sul blog di Beppe Grillo

    E leggendo certi dati, capisci che la realta’ evolve in direzioni assolutamente deprimenti ormai da tanti anni.

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