Archive for ottobre, 2011

ottobre 12, 2011

La bellezza


Certe volte scopro foto meravigliose di spicchi di Sicilia, di Palermo. Mi chiedo come sia possibile che una terra tanto stupenda sia oggigiorno soggiogata da amministrazioni mafiose e irrispettose della natura ricca e rigogliosa che c’e’ nella nostra terra.

Recentemente sono rimasto positivamente colpito dalla grande caparbieta’ e dedizione del sindaco di Marsala, Renzo Carini, che ha cominciato l’abbattimento di una serie di case abusive che deturpano e offendono la costa Marsalese. Tale persona e’ oggi sotto scorta.

Il problema dell’abusivismo in Sicilia e’ un problema di una gravita’ inaudita, e spazia tra mille altre forme: i venditori dei mercatini, i posteggiatori, le discariche, i gazebi sui marciapiedi e via discorrendo. Ne vorrei parlare presto in questo blog.

Restando in tema di bellezza, e’ piu’ che evidente che la nostra ricchezza sono i paesaggi, la costa, il mare, le spiaggie. Pensate a quanto lavoro si potrebbe creare. Eppure abbiamo esempi allucinanti di obrobri come Triscina e Marinella di Selinunte, insanabili anche con leggi regionali che oserei definire criminali. Esiste un pezzo incredibile di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera che tutti noi dovremmo leggere. Non parliamo poi del lungomare di Carini, o parte della spiaggia di Trappeto. Spesso si tratta di fenomeni inaccettabili anche ai nostri occhi. Non soffermiamoci sulla scala dei Turchi di Agrigento, un “monumento” al menefreghismo dei nostri amministratori che resta li’ da anni. Si parla di farne patrimonio UNESCO, ma intanto la zona e’ infestata da rifiuti e dal famoso scheletro abusivo che sovrasta la bellezza della natura.

Ci sono segnali timidi di demolizioni. Ma quando qualcuno ci prova, viene giu’ un finimondo. E a sistemare tutto arriva sempre la nostra “Santa” Regione Siciliana. Ora sta tentando di condonare certe porcherie abusive a meno di 150 metri dalla costa, vanificando gli sforzi, il lavoro e i rischi di tantissima gente che cerca solo di ridare dignita’ a luoghi un tempo incantevoli.

E non scordiamo la storia dell’ufficio dell’Assessorato all’ Edilizia privata di Via Ausonia a Palermo, recentemente derubato di tutti i documenti. La verita’ e’ che furti a parte, nessun politico vuole rinunciare ad un singolo voto, e non vuole inimicarsi nessun potenziale elettore. Ed ecco che si insabbiano le pratiche e si rallentano gli iter burocratici relativi alle pratiche sull’abusivismo. Cammarata aveva promesso di “ripulire” Pizzo Sella, costellato di scheletri indecenti di edifici mai terminati. Nulla di tutto cio’ e’ avvenuto ovviamente. Guardate il lungomare Palermitano, specialmente la parte tra il foro italico e la bandita.

Abbiamo un patrimonio immenso. Una goduria agli occhi di chi lo vede, un assegno circolare di milioni di euro per l’economia della nostra isola. Quando capiremo che la bellezza puo’ portarci lavoro, ricchezza, qualita’ della vita, amore, forse capiremo che l’egoismo di questi singoli usurpatori delle coste va annientato e combattuto con ogni mezzo.

Mediatiamo. Combattiamo. Facciamo sentire la nostra voce contro l’abusivismo. Combattiamo contro chi ha violato la legge privandoci di una spiaggia, di un bellissimo mare, per egoismo e soverchieria.

Chiudo con un pezzo sulla bellezza del film i “Cento Passi”, poesia biografica di un eroe dei nostri tempi, Peppino Impastato. Guardate cosa hanno deturpato per far posto ad un aeroporto pericoloso e senza possibilita’ di espansione (video).

“Bisogna riconoscere la bellezza. Da quella, viene tutto il resto”.

ottobre 11, 2011

Emigrare o non emigrare?


Restare o non restare? Emigrare o restare, e forse cercare di cambiare in meglio la propria citta’, le proprie condizioni di vita?

Sono questi i dilemmi che ti affliggono quando fai scelte radicali come quelle. Spesso chi parla di queste situazioni tira fuori il coraggio. Il coraggio e’ rimanere, il coraggio e’ restare in una situazione difficile e combattere per raggiungere certi risultati. Ma siamo sicuri che questo sia coraggio? O forse spesso e’ solo paura? Paura di partire, di andar via, di cominciare da soli, con le proprie forze? Siamo sicuri che molto spesso chi si vanta di essere restato sia veramente un combattente o uno che ci crede veramente?

Analizziamo un attimo un paio di profili.

Esiste chi vive con i suoi, chi riceve a 3o anni soldini da nonni e genitori, che non si fa il letto, che fa lavoretti saltuari o non ne fa proprio, che dice che vuole restare perche’ ha coraggio, e poi nemmeno si indigna per quello schifo che gli sta attorno. E perche’ del resto? Perche’ mai? Ma forse non e’ proprio questa l’ipocrisia? Cercare di mascherare paura e pigrizia fisica e intellettuale di mettersi in gioco con il coraggio di volere restare?

Ma esiste anche chi resta perche’ ci crede veramente. Che non perde occasione di indignarsi, di protestare, di mettersi in gioco, di combattere, di agire, di alzare la voce contro i vigliacchi mafiosi che lo minacciano. Esiste chi resta e non ha paura di scendere a compromessi con nessuno, chi non teme di votare uno che vuole cambiare qualcosa, chi vive con i genitori perche’ non trova lavoro ma si fa in quattro e che si arrangia come puo’ per non pesare sulla famiglia. Gente che ammiro con tutto me stesso, gente da rispettare e cui guardare con osservanza.

O forse il coraggio e’ proprio partire, lasciare la propria terra, la propria casa, i propri cari, mettersi in gioco, rischiare, dimenticare di dedicare il proprio tempo a delle battaglie giornaliere solo per poter far valere i propri diritti sistematicamente violati, che vuole che la sua laurea abbia un valore e sia valorizzata, che a lavoro sia rispettato, di ricevere uno stipendio regolare, di non essere sfruttato, di poter stare male e stare a casa, di non dovere subire e tacere se riceve una paga misera nella forma di un assegno datato 3 mesi in avanti, di non rischiare di vivere sotto scorta solo per avere osato aprire un ristorante o di realizzare i propri sogni, chi sogna di poter tornare e avere forse la forza, l’intelletto di poter cambiare tutto.

Esistono tante categorie di persone. C’e’ chi resta e c’e’ chi va. Chi lo fa con onore, chi lo fa con immenso disonore.

ottobre 11, 2011

Visti dagli altri


Mi chiedo spesso cosa voglia dire essere Palermitano e cosa siamo veramente noi Palermitani. Vivendo all’estero ovviamente sono sempre soggetto ad osservazioni del tipo: “Maffia, Corleoni”, tutte con la solita pronuncia storpiata. Tuttavia, mi sono sempre chiesto cosa siamo noi Palermitani, e come siamo? Forse il miglior modo di capirlo e’ leggere come ci vedono gli altri, e bilanciare con un po’ di analisi interiore ed esteriore di quelli che sono i nostri elementi salienti.

Scrive Ibn Hawqal, un viaggiatore (http://en.wikipedia.org/wiki/Ibn_Hawqal) su Palermo:
”in questa città non si trovano più persone intelligenti né abili né competenti in un ramo qualsiasi delle scienze , né animati da sentimenti nobili e religiosi; la maggior parte della popolazione ha dei bassi istinti. Per la maggior parte sono gente vile e senza valore, senza intendimento e senza una pietà reale. Sono per la maggior parte dei Barqajana e dei libertini…”

E recentemente Giorgio Bocca su Palermo: “al Sud c’è un’umanità repellente, a Palermo c’era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie.”

Ovviamente molte delle cose qui scritte sono false e ingiuste. Ma mi spingono ad un ragionamento. Siamo veramente cosi’? Amici miei dalla Germania sono venuti a Palermo, e cosi’ come sono venuti sono scappati. Disgustati dall’incivilta’, disgustati dall’immondizia, disgustati da certi modi di fare. E hanno esplorato la Sicilia. Gente solare, ospitale, pulita, civile. Da Trapani, a Ragusa, fino a Siracusa. Hanno visto il mare, una costa non cosi’ abusata e cementificata, e hanno girato senza temere furti o rapine.

Ecco, mi rendo conto che il Palermitano ha perso la sua identita’, la sua voglia di essere gentile, ospitale, colorato, comico, audace, intelligente, onesto e soprattutto civile. Vorrei tanto provocare una reazione, non di orgoglio, ma culturale, concreta e senza ipocrisia.

Si rinasce solo se si ammettono i propri errori e le proprie mancanze, si fa un esame di coscienza. Si riparte da li’, si ricomincia dai propri errori.